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Pietro Mancuso

Vie ortodosse alla conoscenza non ortodossa

 
     
     

Copto è un termine arabo con cui l'Islam, che si affacciò sull'Egitto nei primi secoli dell'era cristiana, indicava la gente che abitava sul suolo che stavano conquistando e convertendo alla dottrina del profeta. L'Egitto fino a quel momento era prevalentemente cristiano, l'invasione dell'Islam porto alla quasi scomparsa di una delle chiese dell'antichità più importanti. Il copto è l'ultima fase della lingua egiziana. Nel copto sopravvive la parlata del popolo che costruì le piramidi e veniva considerato, dai filosofi, la sorgente di ogni sapienza. Attualmente i mezzi di informazione hanno livellato i suoni dell'italiano e le diversità morfologiche. Quando tali mezzi di comunicazione non esistevano nell'ambito di una stessa comunità linguistica esistevano delle varietà "regionali".

Madonna
         
           

Del copto esistono diverse varietà regionali le principali sono il Sahidico che era parlato intorno a Tebe, il Boharico che era parlato presso il delta del Nilo. Accanto a questa diffusione spaziale c'è da considerare anche una diffusione temporale. Il Sahidico assurse a lingua letteraria e fra il IV e l'VIII secolo poi prevalse il Boharico dal IX al XIII secolo.

Durante tale periodo il copto diventa sempre meno una lingua parlata, vivente e sempre più la lingua liturgica di una fiorente Chiesa ridotta ad un’esigua minoranza. In Egitto l'arabo soppiantò, nel quotidiano, l'erede della lingua dei faraoni. Il copto era una lingua pochissimo studiata fino alla scoperta, nel 1945, della biblioteca copta di Nag Hammadi.

 
© Pietro Mancuso ultima  modifica 28 Gennaio, 2007