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Pietro Mancuso
Vie ortodosse alla conoscenza non ortodossa
Devianza
Il Seme dell'odio I parte
Il Seme dell'Odio II Parte
Rajeeneshpuram
L'albero dell'intolleranza
A.O.S.
Max Planch dice nella sua autobiografia: «la ricerca di qualcosa di assoluto è lo scopo più nobile e più degno della scienza ... tutto ciò che è relativo presuppone qualcosa di assoluto e ha significato solo quando è confrontato con qualcosa di assoluto. La solita frase “tutto è relativo” è ambigua e priva di senso. Anche la teoria della relatività è basata su qualcosa di assoluto, che solo può dare senso a qualcosa di relativo ... il nostro compito è di trovare in tutti questi fattori e dati l'assoluto, l'universalmente valido, l'invariente che vi è nascosto». E' singolare dice Raphael, citando questo brano al principio del Viveka Cuda Mani, che, benchè queste affermazioni provengano da uno dei più eminenti fisici del secolo scorso, sembrano provenire da un metafisico puro. Molte volte si sente dire che la nascita in una condizione demoniaca sia una sorta di punizione, attribuendo al karma una sorta di natura retributiva: chi male fa male riceve, chi bene fa bene riceve. È una volgarizzazione popolana della dottrina dei nessi di concatenazione causale che, sotto un certo punto di vista, ci nega ogni “libero arbitrio”. Il Bardo Thodol, la cosa può essere agevolmente sperimentata, parla di attrazione e repulsione che la nostra compagine energetica sperimenta nel post mortem lambendo delle sfere energetiche, paradisi o inferni. Una coscienza demoniaca quindi viene attratta dall'inferno e non spintonata dentro da una giustizia dispensata da un Dio che valuta le azioni buone o cattive e emette una sanzione, una punizione. Un Hitler, poniamo, può essere stato attratto da una sfera infera, dal nostro punto di vista potrebbe essere una punizione dal suo, invece, una sfera che lo soddisfa in quanto lì riesce a estrinsecare al meglio le sue qualità. Cosa c'è di più noioso di una vita improntata all'ascetismo? Non per nulla il sentiero ascetico vien detto anche deserto perchè la sua atmosfera ultrasecca, si dice, inaridisce l'io. Oppure il sentiero da qualcuno vien detto arte del morire da vivi. Un tale iter realizzativo può essere insopportabile per qualcuno. Non sto parlando di coscienze asuriche ma di semplici ragazzetti nella parabola iniziale della loro esistenza terrena. A un ragazzo che si affaccia sulla vita occorre che vada incontro al sesso, che faccia le sue esperienze che ecceda anche. Chi procede, in modo autentico, sul sentiero realizzativo ed è maturo al punto giusto, certe esperienze se le nega da sé e da questa rinuncia trae Gioia e Felicità. Fare meditazione silenziosa, cioè essere nuda Presenza, per corpificare uno stato dell'essere ultrasottile, altrimenti velato dalle pertubazioni mentali, in altri termini il semplice lasciare che il tamas si dissolva nel rajas e quest'ultimo si riassorba nel sattwa sia una esperienza sgradevole e improponibile ai più. Il patrimonio energetico estrovertito di alcuni li porta ove, in particolari condizioni, riuscissero a penetrare in alcuni stati di coscienza a una rapida fuga. Questo è del tutto naturale. Ma la diversità delle qualificazioni energetiche rende, di per sé, legittimi tutti i punti di vista? La categoria della devianza può essere ridotta a una semplice diversità di assiomi, una semplice diversità di sistemi di riferimento? Le geometrie non euclidee formulano un impianto normativo, un modello della realtà, partendo da assiomi differenti da quelli della geometria euclidea, ma chi è usa un tale impianto di pensiero nella vita quotidiana? Non ho una formuletta, né sufficienti qualificazioni per affrontare tale questione, per conto mio, su queste acque, navigo ad occhio, fiuto l'aria, scruto le nubi e sputo in aria per vedere dove tira il vento per decidere la rotta. La questione non è di soluzione semplice nè univoca, né del resto mi sento di dare delle risposte categoriche. Posso e voglio, però, fare qualche riflessione e mostrare quelle che poi, alla fin fine, sono le mie predilizioni. Dice la Ghita: «Questi uomini di natura demoniaca dicono che non esiste nel mondo né verità, né ordine, né Provvidenza, che il mondo è un composto di fenomeni e che è solo un gioco del caso. Avendo questa opinione, questi sventurati, privi di comprensione e pieni di violenza vengono quaggiù come nemici del mondo" (XVI, 8, 9)». C’è una oggettiva difficoltà nel riempire di contenuto tale affermazione della Ghita, ma tale difficoltà non mi interdice il ricercare tale contenuto. Certo se qualcuno scoprisse il metro campione che ci consentisse di stabilire con precisione il confine fra il bene e il male sarei felicissimo. Il problema è che finora nessuno, tanto meno chi scrive, lo possiede. Il dottor Hannibal Lecter, nella riduzione cinematografica del best sellers “il delitto della terza luna”, dice al detective, riferendosi alle sue gesta, ”quelli che voi chiamate crimini”. Ad Hannibal il cannibale è apparso del tutto naturale, trovando orribile l'esecuzione di un musicista, sopprimere un clarinettista, espiantargli fegato, cuore, milza ecc e servirli a cena ai suoi ospiti con un bel chianti. Il poliziotto alla domanda di Hannibal, se si sentisse più intelligente di lui perchè lo aveva preso, ha risposto «no è solo che voi avevate qualche svantaggio, siete pazzo». Secondo me il detective ha ragione, Hannibal è veramente pazzo, un pazzo geniale, intelligente, dalla personalità ben strutturata, ma pur sempre pazzo, pur sempre portatore di una devianza orribile e criminale. Hannibal il cannibale però la pensa diversamente al poliziotto. Anche Hannibal il cannibale, dal suo punto di vista, ha ragione. Sopprimere il clarinettista stonato era un tentativo di dare una chance all'orchestra di restaurare una armonia sonora, si lasciava la possibilità che un più virtuoso clarinettista potesse ricroprire quella poltrona. Io prediligo il punto di vista dell’investigatore, il punto di vista di Graham ... Hannibal è pazzo, pazzo e pericoloso in altissimo grado. Un pazzo capace di realizzare i più efferati delitti solo per soddisfare una sua interiore brama, quella di cibarsi della carne di altri esseri umani. Inoltre il cannibalismo di Hannibal sarebbe ritenuto “deviante” anche in civiltà in cui il cannibalismo è parte strutturale. Hannibal, a me pare, sarebbe consideratoi pazzo anche fra le società di cannibali. L'esempio cinematografico offre il destro a una ulteriore considerazione. Dice la Maitry Upanishad «si diventa quel che si pensa, questo è l'eterno mistero, quindi purifica con ogni mezzo il mentale». Nella fiction Graham becca Hannibal e altri omicidi seriali pensando come loro. Rimuove cioè dei sigilli nella sua mente e partecipa di reami del pensiero e dell'immaginazione che l'uomo comune si nega. Si nega perchè reputa quei pensieri “devianti”, perniciosi per l'anima. Non è che uno decide di filtrare il pensiero sulla base di un criterio di “normalità” degli stessi. Ma le fantasie sessuali, che larga parte hanno in una certa classe di assalti all’altro, non vengono semplicemente formulati. L’idea di piacere associata all’atto sessuale non viene associata con una aggressione violenta all’altro. Uno psichiatra forense, una persona che ha l'ingrato compito di dare giudizi sul grado di pericolosità, sul grado di deviazione dalla NORMA, pur essendo consapevole che il primo a cui sfugge la NORMA è proprio lui che deve formulare diagnosi che, in qualche modo, presuppone questa nebulosa e indistinta unità di misura ... dice che la differenza fra il buono e il malvagio sta proprio nel fatto che il malvagio non pone un freno alla sua fantasia. Il malvagio persegue le sue barocche e arzigolate fantasie fino al termine ultimo. E ripetendo le sue fantasie, giorno dopo giorno, incapace di porre un limite, traendo piacere proprio nel sorpassare tale limite, alla fine, alcune circostanze, possono innescare una catena di eventi che sfocia nell'acting out ... la realizzazione di tali fantasie. Un assalto violento a un altro essere umano che diventa la preda concreta delle sue fantasie. Comunque io all'inizio, venti anni e più anni fa, avevo qualche certezza per strada le ho perse. In compenso le mie predilizioni si sono rafforzate perché, mentre le primitive certezze poggiavano su ragionamenti dimostratisi fallaci, adesso le mie predilizioni poggiano su una sfera non-razionale della mia anima.
©
Pietro Mancuso
ultima modifica 2005