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Pietro Mancuso

Vie ortodosse alla conoscenza non ortodossa

 
   

 

 
Riflessioni sul Pimander

Premessa

Lo studio dell'Alchimia presuppone l'immersione in una visione del cosmo e di Dio che trova la sua espressione in un movimento spirituale che ha cristallizzato in forma scritta l'insegnamento in XVII trattati che insieme all'Asceplio, sopravvisuto solo in una tradizione latina, costituiscono il cosiddetto Corpus Hermeticum.

Questo corpus Hermeticum venne riscoperto in occidente grazie a un emissario di Cosimo dei Medici mecenate di Marsilio Ficino. Portato a Firenze Cosimo, che era prossimo alla morte, volle che Ficino traducesse e in fretta il corpus dgli scritti di Ermete Trismegisto ... come consolazione e consiglio per il prossimo trapasso. Nel chiedere questo a Ficino Cosimo fece sospendere la traduzione delle opere di Platone. Leggendo Il C.H. non si può che comprendere l'interesse di Ficino e Cosimo per il C.H. una aura di santità pervade le parole di Ermete il trismegisto. Siamo alla presenza di un libro sacro e santo. 

Questa ircostanza viene messa in evidenza dagli studiosi. Perchè avendo le opere del sommo e divo Platone appena riconquistate all'attenzione dell'occidente si preferisace Hermes?

Hermes venina considerato come la pura fonte egizia della filosofia greca. Sia Platone che altri Filosofi citano l'Egitto come terra di Sapienti e luogo dove i saggi greci andavano per apprendere i Misteri, anche nel Vecchio e nel Nuovo Testamento l'Egitto ricorre come terra di rifugio. Gesù stesso, come Mosé che è, sia detto per  per inciso, un nome egizio e non ebraico, trascorse la sua infanzia in Egitto.

Hermes veniva identificato dai greci con l'egizio Thot.

Nel rinascimento, quindi, Cosimo e Ficino e tutti i ricercatori della Parola Sacra videro nel Corpus hermeticum il monumento letterario di una Prisca ( Antica) Teologia che aveva ispirato Pitagora, Parmenide, Socrate. Una visione dell'Essere il cui respiro aveva pervaso i Templi egizi, le Piramidi, la Sfinge e quindi i Misteri di Eleusi e l'Orfismo.

Non solo il Corpus Hemeticum richiama fortemente i Vangeli e quindi questa Prisca Teologia annunziava Cristo ancor prima della sua nascita terrena.

Il calvinista Causabon, intorno al 600 credo, su considerazioni basate sulla lingua del corpus diede una datazione agli scritti di poco posteriore l'epoca dei vangeli e sulla base delle analogie con essi affermò che il Corpus Hermeticum era solo una scopiazzatura pagana della verità sacra cristiana. Attualmente la critica letteraria tende a rivalutare l'autenticità del Corpus Hermeticum in quanto espressione di Gnosi autenticamente di matrice Egizia ed ellenica.

L'iniziato ha sempre saputo dalla lettura del Corpus Hermeticum, quantunque  la data della sua redazione scritta sia recente, che Hermes-Toh ha espresso la pura e semplice Sapienza Sacra e ciò gli basta.     

 

Il Testo

 

PIMANDER

 

1. Un giorno, quando mi misi a riflettere sugli esseri, cosicchè il mio pensiero di lì fu sommamente innalzato, mentre i sensi corporei ne furono imbrigliati, come accade a coloro che sprofondano nel sonno per eccesso di cibo o per la spossatezza  del corpo, mi parve di veder un essere enorme, di proporzioni illimitate, che mi chiamò per nome e mi disse: << che cosa vuoi sentire e vedere e, con il pensiero, apprendere e conoscere?>>.

2. E io dissi  <<Ma tu chi sei?>>. <<Io>>disse << sono Poimandres, il Nous autentico e assoluto. So che cosa vuoi e sono con te dovunque.>>

3. Io allora dissi: << Voglio istruirmi sugli esseri e comprendere la natura, conoscere Dio. Oh quanto desidero ascoltare!>>.  A sua Volta mi rispose: <<Custodisci nel tuo intelletto tutto quanto vuoi apprendere e io te lo insegnerò>>.

Fin dalle prime battute il Pimander  indica che la rivelazione che Hermes Trismeghistos ha ricevuto è frutto di << contemplazione>>.  Indica con chiarezza uno stato di sospensione della percezione della sfera sensoriale, uno stato di sonno del corpo (grossolano) a cui per converso corrisponde una apertura delle funzioni Noetiche o della mente intuitiva superconscia. 

Lo stato contemplativo di cui si parla è quello dell'Uno che contiene in sé i molti. La contemplazione del Macro-antropos, l'Universo visto come Vita una in cui ogni essere è come un organo (ente) di quello che in India nella Ghita nel capitolo -la visione della Forma Universale- vien detto Purusha.

E' un primo gradi di riscoperta del Divino nella natura. Quando Dio, dice la Santa Qabalah fece il mondo per fare spazio ad esso contrasse la su infinitezza, si ritrasse in sé e nel vuoto così creato compi la sua opera creativa. Sembra quindi che questa creazione sia orba della presenza di Dio ma, dice la Qabalah,  come un una boccetta di profumo pur vuota permane l'aroma dell'essenza che conteneva così nella mnaifestazioine permane la Fragranza di dio, il suo Profumo, il suo Aroma, la sua Santa Presenza. 

In un occidente ormai orbo di spessore spirituale e in pieno imperio dello storicismo e del positivismo sbocciò la corrente poetica del romanticismo fu proprio attraverso la contemplazione della natura che alcuni poeti intuirono ed espressero nella loro poetica  il presagio di una Presenza Maestosa e Sublime che sembrava governare l'armonia della natura.

Pur nella concisione del primo verso e anche nel prosieguo è possibile intravvedere una familiarietà con gli stati di meditazione profonda che presuppone una raffinata scuola iniziatica e un percorso che il neofita deve percorrere.

 

Riflessioni sul Pimander II

 

 

<< Ma la Bellezza brillava ancora intera ai nostri occhi,

 quando insieme col coro dei beati, seguendo noi Zeus,

altri un altro Iddio, godevamo di una vista e d'uno spettacolo beatificante,

e ci iniziavamo alla più beata, è ben lecito dirlo,

delle Iniziazioni che celebravamo, allorche perfetti e immuni dai mali

 che ci attendevano nell'avvenire, iniziati ai più profondi misteri,

godevamo di quelle visioni perfette, semplici, calme, felici,

 in una luce pura, puri noi stessi e non sepolti in questa tomba,

 che chiamiamo corpo e che trasciniamo con noi, imprigionati in esso,

 come ostriche nel proprio guscio » .

Plato  (2 Fedro, 250 b)

 

   Occorre notare che Pimander cioè il Nous, cioè Dio, compare solo nel primo dei trattati del Corpus Hermeticum ed ha come interlocutore Hermes-Thot. Negli altri dialoghi è Hermes che rivela la Dottrina e l'interlocutore è Asclepio.  Nel Pimandro quindi è contenuta la rivelazione diretta dell'Ente. Lo svelarsi della Realtà immortale all'uomo. Nei successivi dialoghi la contemplazione diretta della Verità, della Luce che ha illuminato e ha posto nell'anima sua dimora, dà luogo all'insegnamento, al rapporto maestro discepolo.  Il maestro è tale solo perchè ha realmente contemplato il Mistero dell'Essere ... e ciò lo ha profondamente trasmutato. Questa trasmutazione è la fonte dell'autorità con cui il maestro espone la Dottrina.  

4. Così dicendo, mutò d'aspetto e improvvisamente tutte le cose mi si svelarono in un momento e ne ebbi una visione infinita, giacchè tutto era diventato luce serena e gioiosa, al punto che , per averla contemplata, ne ne innamorai. Poco dopo, sopraggiunta a sua volta , regnava una oscurità discendente, spaventosa e tetra, avvolta tortuosamente a spiralee , da quel che si poteva presumere, simile a un serpente. Quindi l'oscurità si mutò in una sorta di natura umida, indicibilmente turbolenta, che sprigionava fumo come ne ne esce dal fuoco e produceva una specie di suono, un gemito indescrivibile. Da quella scaturì poi un grido di richiamo, ma inarticolato, simile -per quanto potevo immaginare- a una voce di fuoco. 

5. Dalla Luce un Logos santo coprì la natura e un fuoco puro uscì con slancio dalla natura umida su nelle altezze; era leggero, vivo e attivo nello stesso tempo; così l'aria che è leggera, si unì al soffio, salendo sino al fuoco dalla terra e dall'acqua, sembrando pendere dal fuoco. La terra e l'acqua rimanevano dov'erano e strettamente unite insieme, si che la terra non si percepiva disgiunta dall'acqua; erano tenute in movimento dal LOgos spirituale che le sovrastava, per quanto l'orecchio poteva percepire.

Dalla contemplazione della Vita cosmica come un tutt' UNO pervasa dalla medesima essenza Hermes Trismegisto, nostro padre e maestro,  contempla la pura essenza che sostiene i mondi.

Mi si consenta di far ascoltare un altro iniziato ai misteri, Arjuna.

15. O Dio, nella tua forma io scorgo tutti gli Dei, tutti i gradi di evoluzione con i loro distinti attributi ... 16. Dappertutto con innumerevoli forme, occhi, ventri, braccia, io ti vedo, O Signore del Tutto, o Forma infinita, in te non distinguo il principio, il mediano e la fine.  17. Ti vedo ovunque splendente di luce si da abbagliarmi ... (Bhagavad Ghita -la visione della forma universale)

La Luce dunque, lo splendore della consapevolezza, è l'intima natura della visione di Hermes il nostro grandissimo padre e maestro.  Una luce così  intimamente Bella che Hermes se ne innamora. Quella Luce gli dice Pimandro, il divino maestro, è Dio ...

Quante volte si chiede una tecnica, un metodo ... tutto però può essere semplicissimo. Dio è l'Amato e l'aspirante l'amante. Un rapporto intimo, personalissimo, confindenziale. L'amore che ci permette di accettare nella nostra vita, in tutti i momenti, una Presenza costante, osservante. La via dell'Amore questo ha di confortante la compagnia costante di Dio nella nostra vita. L'Amore accorcia le distanze e fa vibrare in sintonia ... dona la forza per rinunciare a sé stessi come dono all'amato.

Mi sia concessa una piccola divagazione linguistica.

Così dicendo, mutò d'aspetto e improvvisamente tutte le cose mi si svelarono in un momento e ne ebbi una visione infinita.

Il reverendo Everard traducendo, dalla traduzione latina del Ficino  "Mercuri Trismegisti Liber de Potestate & Sapientia Dei,  scrive nel 1650 :

4. When he had thus said, he was changed in his Idea or Form and straightway in the twinkling of an eye, all thing were opened unto me: and I saw an infinite Sigth ( Avendo così detto, egli cambiò nella sua Idea o Forma e immediatamente, in un batter di ciglia, tutte le cose mi si rivelarono ed ebbi una visione infinita).

Marsilio scrive

" mutavit formam & universa subito revelavit.

La parola greca che sta dietro le traduzioni Form, Idea, aspetto, formam è Idea  (ιδέα). Il Lessico dice che può significare: 1.aspetto, apparenza esteriore, forma , figura; 2. maniera d'essere o d'apparire, condizione, circostanza; 3. opinione, immagine fondamentale, archetipo, idea.

La traduzione di Everard è molto suggestiva ... In Platone il termine Idea indica l'archetipo delle cose di quaggiu nella dimensione "celeste". Ogni qualvolta che parliamo di giustizia, di bonta e di bellezza egli traccia un percorso che dal sensibile, dal percettibile e mutevole per via di astrazione dai livelli inferiori di esistenza conduce al Modello Spirituale ... quindi la giustizia per essere tale ha di necessità essere in qualche modo conforme alla Giustizia in sé. Viceversa la Giustizia in sé si riflette in questa o in quella giustizia. Le cose di quaggiù devono partecipare della cosa in sé o modello  archetipale.  In Aristotile il termine vien usato per indicare come la sostanza si atteggia, assume una specifica modalità esistenziale. Gli artisti dicono che la trasmutazione dei metalli è possibile perchè è possibile cambiare la Forma o Specie, termini con cui si traduce a volte Idea (ιδέα), delle cose.

" Il nome di Alkimia, in greco, suona Trasmutazione, perciò diciamo che l'Alkimia è la scienza della trasmutazione delle cose dalle loro FORME e SPECIE, dal momento che le FORME delle cose sono divine (Rosarius Philosophorum)." 

Everard, il Reverendo Everard, dice che Pimandro non solo cambia aspetto ma svela ad Hermes la sua natura essenziale archetipale. Quella Natura essenziale che è l'informazione su cui la materia si struttura. 

Una volta contemplato il Principio si apre la via del dispiegamento della manifestazione. Il linguaggio usato esprime incertezza, sincera perplessità nel descrivere ... il Caos che precede lo spiegarsi ordinato della manifestazione. Ai lettori dell'Arte regia non sfugge, in queste descrizioni , di intravvedere la Sostanza Primodiale e i portatori dell'infomazione secondo cui essa si struttura. Versetti densissimi che esprimono una visione del mondo principiale che lo stesso Veggente ha difficoltà nel descrivere ... E' interessante notare la contrapposizione fra la semplicità Luminosa dell'Essenza Spirituale e l'immediatezza della risposta << Affascinato dalla tua Bellezza Luminosa mi innamorai di Te o Dio, o Luce purissima>> con lo stupore e l'incertezza che la molteplicità, anche se nel suo aspetto principiale, dà luogo.   

Ad alcuni, anime particolarmente anziane, basta la contemplazione della semplicità della Luce, la semplicità di dimorare nella casa del Padre, il sicuro approdo dopo eoni di pellegrinaggio nel mare dell'esistenza fenomenica. Ad altri,  cui pagano il tributo di mantenere in movimento le sfere della necessità,  questi versetti svelano la scienza del suono luminoso o della Luce sonora e l'inizio della trasmutazione Alchemica.


RIFLESSIONI SUL PIMANDER III

 

  1. Dove correte, o uomini, ubriachi per aver tracannato

puro il vino dell’ignoranza, si che nemmeno potete sopportarlo,

e già lo state vomitando? Tornate sobri, smettetela!

Alzate lo sguardo con gli occhi del cuore, e se non tutti voi

potete, lo facciano almeno quelli che possono.

Giacchè il male dell’ignoranza sommerge tutta la terra e rovina

l’anima imprigionata nel corpo,senza lasciarla approdare

al porto della salvezza.

Hermete Trismegisto

(C.H. Trattato VII)

 

 6. E Poimandres mi disse: << hai compreso che cosa significa questa visione?>>. E io dissi: << Lo conoscero>>. E quella luce disse : < Sono Io, il Nous, il tuo Dio, colui che è prima della natura umida apparsa dall'oscurità. E il Logos uscito dal Nous è figlio di Dio>>. >> Di cosa si tratta, dunque?>>, dissi. << Così intendi e conosci: ciò che in te è sguardo e ascolto è la parola del Signore e il Nous è dio Padre: essi infatti non sono separati l'uno dall'altro, giacché il loro essere uno è vita>>.  <<Ti ringrazio>>, dissi io, << Dunque considera, penetra la luce e fai conoscenza con queste cose.>>

 

Ogni frammento del Pimander o come suona in greco Poimandres racchiude una straordinaria ricchezza. Ermete ha contemplato direttamente l’essenza delle cose ma essa è oltre la sua capacitàdescrittiva, la sua capacità di assimilarla. << Lo conoscerò>>si apre qui una contraddizione, una apparente contraddizione. A volte si hanno delle esperienze nel corso della sadhana realizzativa in cui nella nostra vita fa irruzione una realtà altra, altra al punto che non solo non si ha possibilità di ripeterla ma anche di razionalmente comprenderla.Si apre un varco una crepa nella realtà ordinaria che ci mostra qualcosa di totalmente altro, e poi questa fessura di salda.A volte col passare del tempo persino si dimentica di quell’esperienza. Ma qualcosa è cambiato definitivamente in noi una certezza vitale che ancora non si è trasformata in scienza ci orienta nel percorso successivo.

Si apre quindi la spiegazione dottrinale dell’esperienza, la sistemazione in discorso ordinato, appetibile al mammifero uomo di realtà che trascendono lo stato di mammifero.La Luce dice Pimander è Dio. Certamente qui non parliamo della luce del sole ma di una esperienza della Coscienza Divina che può essere descritta, in un linguaggio adatto ai mammiferi, in termini fotici, luminosi.

Dice Asclepio al Re Ammone:

Ermete, mio maestro, dialogando spesso con me, sia in privato che, talvolta in presenza di Tat, soleva dirmi che coloro che leggeranno i miei libri ne troveranno la composizione semplicissima e chiara, mentre, al contrario, essa è oscura e nasconde il senso delle parole. Inoltre diventerà totalmente oscura, quando successivamente i Greci vorranno tradurre la nostra lingua nella loro: ciò produce un gravissimo stravolgimento degli scritti e la loro reale oscurità.

 Espresso invece nella lingua originale, il discorso mantiene chiaro il senso delle parole, poiché la qualità sonoroa e l’intonazione delle parole egizie ha in sé l’energia di ciò che vien detto( C.H. XVI , 1) .

Esiste quindi una reale incomunicabilità dell’esperienza sperimentata per quanto essa può in un momento ulteriore al vissuto essere descritta e sistematizzata.La trasmissione della Dottrina sacrao la lettura dei un testo santo e sacro quale è il Corpus Hermeticum non è un semplice approccio intellettuale ma la rievocazione di una esperienza che può coincidere come anche essere altra rispetto a ciò che vien descritto.Occorre notare che il senso dell’oscurità interiore del discorso sacro non è un semplice celare, nascondere un concetto. Alcuni a questo riducono l’esoterismo a un discorsotenuto segreto quasi fosse un segreto di stato o militare. Ermete lo dice chiaro la parola sacra è MANTRA, è PAROLA DI POTERE che rimane oscura fino a quando l’energia di cui la parola sacra è l’aspetto vibratorio-sonoro manifesto non si svela, non si ridesta e si trasforma in un Ente vivente e sperimentabile.

Ma questo potere mantrico della parola dove è?<< Così intendi e conosci: ciò che in te è sguardo e ascolto è la parola del Signore e il Nous è dio Padre: essi infatti non sono separati l'uno dall'altro, giacché il loro essere uno è vita>>.Il principio della conoscenza in noi, dell’autoconsapevolezza dice Pimander ad Ermes è il Logos, la parola, vibrazione santa, sacra di potere. L’espressione della Luce contemplata da Ermete in noi . Luce sonora e suono luminoso.

 
 
© Pietro Mancuso ultima  modifica 2005